Anticamente la cartolina era un foglietto di carta ripiegato a forma di busta e contenente una presa di polvere medicinale.
La vera e propria cartolina postale nasce alla fine dell’Ottocento, con lo sviluppo di nuovi mezzi di comunicazione e l’invenzione di nuovi metodi di stampa, ma l’uso di cartoncini illustrati era già in voga durante il Rinascimento, e continua fino a tutto il Settecento come un modo per scambiarsi complimenti o auguri. Le cartoline si diffusero rapidamente tra il XIX e XX secolo, grazie alla velocità di recapito e per il costo modesto, dimostrandosi efficaci anche per scopi commerciali e turistici. A partire dall’ultimo decennio del Novecento, l’introduzione di nuove tecnologie e sistemi di comunicazione influì fortemente sulla circolazione delle cartoline, fino a ridurne l’impiego in occasione di eventi particolari e soprattutto con scopi celebrativi o commemorativi.
Nel 2020 – oltre alle guerre infinite a cui siamo disumanamente assuefatti – abbiamo davanti agli occhi i devastanti effetti di una pandemia inattesa e repentina. Lo spaesamento provocato dalla separazione dell’uomo dal suo ambiente fisico – naturale/artificiale – ci ha imposto una dimensione domestica, ‘tranquillizzante’ e autoreferenziale; nuove abitudini che rischiano di minare l’equilibrio col mondo esterno e il senso stesso dello stare insieme.
Nella complessità di riflessioni che scaturiscono, una semplice cartolina torna a svolgere un ruolo davvero speciale: un mezzo per comunicare, lasciando traccia di un periodo di storica importanza, e allo stesso tempo un vero e proprio spazio collettivo, di relazione e di partecipazione allo sviluppo di un territorio, di scoperta di una realtà osmotica e interagente di cui facciamo parte.